| 10 Giugno 2026 17:03 |

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(Adnkronos) – Dieci milioni di italiani convivono con il dolore cronico. “Un dolore che non finisce, che cambia la vita, che impedisce di lavorare, di dormire, di avere una vita sociale soddisfacente. Una malattia riconosciuta a livello internazionale come tale, con radici fisiche, psicologiche e sociali”. Eppure, “in Italia chi ne soffre non ha le stesse possibilità di cura a seconda di dove abita, e spesso non sa nemmeno che esiste uno specialista dedicato”, denuncia la Siaarti, Società italiana di anestesia, analgesia, rianimazione e terapia Intensiva. “Dalla Sicilia al Piemonte cambia tutto: quali terapie sono rimborsate, quante strutture esistono, persino se lo specialista c’è o no”, incalzano gli specialisti che – a quasi 2 mesi dal congresso Siaarti di Area Medicina del dolore che si è svolto a Riccione ad aprile – rilanciano l’allarme rivolgendo “una richiesta precisa alle istituzioni: un atto normativo vincolante che metta fine alla disomogeneità oggi esistente nella cura del dolore cronico”.

“In Italia – ricorda la Siaarti – esiste da anni una legge (la 38 del 2010) e un riconoscimento formale della terapia del dolore come specialità medica autonoma. Ma il passaggio dalle norme alla realtà è ancora incompleto e disuguale”. Un caso concreto lo illustra Paolo Cotogni, direttore della Struttura complessa di Terapia del dolore della Città della Salute e della Scienza di Torino: “In Piemonte il tariffario regionale approvato nel 2024 non associava alcune terapie tipiche degli specialisti del dolore alla branca corretta, attribuendole invece a radiologi o neurochirurghi. Lo specialista giusto non poteva erogare ufficialmente quelle cure. Il problema è stato corretto solo nel 2025, dopo ripetute richieste. Un’eccezione positiva nella stessa regione: grazie a una delibera del 2014, l’Aou Città della Salute e della Scienza dispone di 9 posti letto dedicati alla terapia del dolore, caso ancora raro in Italia”. Il messaggio della società scientifica degli anestesisti-rianimatori italiani è che oggi lungo la Penisola “ci sono regioni con reparti dedicati e posti letto per la terapia del dolore, e regioni dove non esistono. Regioni che rimborsano determinate terapie innovative e Regioni che non lo fanno. Addirittura, all’interno della stessa regione, la situazione può cambiare da un ospedale all’altro”.