Ospite di Caterina Balivo a La volta buona, la cantante ha parlato della sua vita con la schiettezza che la contraddistingue: «Mi produco da sola, ai miei figli resterà poco»
Sessant’anni di palcoscenici, dodici Festival di Sanremo, collaborazioni con Fedez e Achille Lauro quando nessuno se lo aspettava. Eppure dietro tutto questo, non c’è mai stata una grande casa discografica, un produttore potente, una struttura che facesse da scudo. C’è stata solo lei, i suoi soldi e la convinzione che valesse la pena scommettere su se stessa, ogni volta, da capo. Una scelta che ha riempito la carriera e svuotato i conti, e che Orietta Berti rivendica senza un’ombra di rimpianto, quando dice che i figli avranno poco da ereditare e che di questo non sembra perderci il sonno.
Orietta Berti: poco da ereditare, ma tanto da ammirare
Quella della cantante, ospite di Caterina Balivo a La volta buona, però, non è una confessione amara, tutt’altro. È solo la logica e schietta conclusione di una filosofia di vita coerente, quella di chi ha sempre reinvestito i propri guadagni nel proprio lavoro, in se stessa, nella propria arte. «Per fortuna sono nati con la testa sul collo e i piedi per terra», ha aggiunto parlando dei figli Omar e Otis. E chiudendo poi il discorso, con quella vena ironica che non l’abbandona mai, strappando come sempre un sorriso: «Comunque avranno le mie camicie da notte, i miei abiti».








