A causa del Digital Markets Act l'assistente integrato con Apple Intelligence non arriva in Europa. Le accuse di Apple e il punto di vista delle istituzioni
Siri è finalmente diventata grande, o meglio più intelligente. Alla Wwdc Apple ha raccontato cosa potrà fare l’evoluzione di quell’assistente virtuale nato nel lontano 2011 con i prossimi sistemi operativi. Con i poteri di Apple Intelligence, l’intelligenza artificiale proprietaria integrata su tutti i dispositivi, la neonata Siri AI diventa un maggiordomo a cui poter rivolgere richieste sulle nostre attività digitali quotidiane o domande più generali. La vera potenza di questo sistema è la possibilità di accedere ai nostri dati, foto, messaggi, mail, nonché a ciò che stiamo visionando sullo schermo: un contesto preziosissimo per poter rispondere (e agire) in modo puntuale. Il tutto senza mettere a rischio la privacy degli utenti: i modelli lavorano direttamente sul dispositivo o sfruttano dei server dove le informazioni restano criptate.
Siri AI rappresenta anche però l’ultimo capitolo di un lungo braccio di ferro tra Apple e la Commissione europea. Arriverà a settembre, ma non nel Vecchio Continente. Su iPhone e iPad non potremo utilizzarla e la colpa, spiega la stessa azienda in modo diretto, è del Digital Markets Act, legge che ha l’obiettivo di creare un mercato digitale più equo. Per garantire la cosiddetta interoperabilità, ovvero le stesse opportunità per servizi proprietari e terzi, Cupertino avrebbe dovuto dare lo stesso accesso ai dati degli utenti a qualunque altro sviluppatore di assistenti virtuali. Un pericolo per la privacy e la sicurezza che la società non vuole correre. Siri AI rappresenta «l'esempio più evidente fino ad oggi dell'interpretazione estrema del Digital Markets Act da parte della Commissione Ue» ha dichiarato, in un incontro con i giornalisti, il vicepresidente senior responsabile del marketing Greg Joswiak. Mesi fa, racconta, Apple ha proposto una soluzione chiamata Trusted System Agent. Un meccanismo che permetterebbe agli sviluppatori terzi di sfruttare gli stessi dati degli utenti, conservati sui loro iPhone, che utilizza Siri AI, ma senza averne accesso. La proposta, assicurano, è stata rifiutata. Joswiak prosegue dicendo che l’Ue sta mettendo in pericolo la privacy e la sicurezza, a favore di una maggiore competitività nel mercato digitale. Impossibile, in questo momento, indicare anche una possibile data in cui la situazione potrebbe sbloccarsi. Aggiunge invece il vicepresidente Apple per l’ingegneria del software Craig Federighi: «Siamo profondamente delusi dal fatto che i nostri utenti dell’Ue non potranno disporre di Siri AI su iPhone o iPad. Continueremo a dialogare con le autorità per trovare una via d’uscita». Essendo un sistema operativo più di nicchia - e non in posizione dominante - Siri AI arriverà invece su macOS e dunque sui Mac.











