Perché le regolamentazioni europee stanno bloccando parzialmente il lancio dell'assistente virtuale che si basa su Apple Intelligence. Le novità in arrivo (anche da noi) sui dispositivi Apple
Apple non poteva scegliere annuncio migliore per suggellare il passaggio di consegne nell’ultimo evento presentato da Tim Cook: l’ultimo lascito dell’era Steve Jobs, la prima novità della sua era, diventa ora la più urgente missione della terza fase della società, quella guidata dal neoeletto Ceo John Ternus. Per l’assistente vocale Siri, nato nel 2011 con l’iPhone 4s, è giunto il momento di evolversi e diventare il perfetto maggiordomo del nostro smartphone proprio come era stato raccontato ormai due anni fa. I piani dell’azienda erano chiari, come metterli in pratica si è rivelato più faticoso e complesso del previsto. Alla Worldwide Developer Conference, l’evento dedicato agli sviluppatori, si è messo il punto a due anni di confusione, ritardi, cambi al vertice, lamentele degli utenti, progetti abortiti e rimaneggiati, nuovi accordi.
Ecco Siri AIL’ultimo «Good morning» di Tim Cook è l’ultimo suo benvenuto agli sviluppatori riunitisi a Cupertino, mentre sale sul palco per presentare i nuovi sistemi operativi in arrivo poi su tutti i dispositivi a settembre. Il focus è tutto su Siri. Con iOS 27 l’assistente acquisisce nuovi poteri generativi: sarà in grado di rispondere alle nostre richieste basandosi sul nostro contesto personale. Foto, comunicazioni, video, ma anche tutte le attività che portiamo avanti sullo schermo. Ogni mossa digitale diventa un dato che permette a Siri di servirci meglio. E - qui stava la grande sfida per Apple - senza mettere a rischio la nostra privacy. Il sistema è complesso, e spiegheremo più avanti il perché, ma ciò che è importante sapere sin da subito è che noi europei non ne avremo accesso. Non interamente, perlomeno. La nuova Siri, che prende il nome piuttosto banale di Siri AI, non arriverà in Unione Europea né su iPhone né su iPad.










