Tusk: Giorgia non è entusiasta del formato E3. A breve il vertice a cinque. Crosetto: "La minaccia atomica sta tornando attuale"

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In audizione davanti alle commissioni congiunte di Camera e Senato, il ministro degli Esteri Antonio Tajani e quello della Difesa Guido Crosetto fanno il punto sulle missioni internazionali dell'Italia e, inevitabilmente, sui principali scenari di crisi. Seguendo un filo che unisce Iran, Libano, Israele e Ucraina, entrambi parlano di un quadro "estremamente degradato" e in continua evoluzione, caratterizzato da focolai di tensione "profondamente collegati tra di loro". Al punto che Crosetto arriva a evocare "la minaccia atomica", che "avevamo relegato ai libri di storia" ma "sta tornando attuale".L'audizione, per il titolare della Farnesina, è anche l'occasione per commentare le parole di Itamar Ben Gvir, il ministro ultra-nazionalista della Sicurezza del governo di Benjamin Netanyahu che dopo l'iscrizione nel registro degli indagati della Procura di Roma con l'accusa di sequestro di persona e tortura nei confronti degli attivisti della Flotilla ha detto che l'Italia "da Paese dello Stivale è diventato il Paese delle ciabatte". Parole che Tajani definisce "inaccettabili" e "non degne di un ministro". L'Italia, aggiunge il titolare della Farnesina "è un Paese amico di Israele", ma quanto detto da Ben Gvir "dimostra il livello politico e morale di questo signore". E a questo proposito, Tajani spiega che anche l'Italia nei prossimi giorni si muoverà per "raggiungere un consenso in Europa" così da sanzionarlo. Inoltre, il governo italiano è "pronto a valutare con i partner europei misure sui prodotti provenienti dagli insediamenti illegali" in Cisgiordania, perché "le violenze dei coloni sono inaccettabili". Una posizione, spiega, "condivisa con molti partner, a partire da Regno Unito, Francia e Germania".Sul tavolo, ovviamente, c'è anche la guerra tra Russia e Ucraina. Con Tajani e Crosetto che respingono l'idea che la premier Giorgia Meloni sia stata esclusa dal vertice di Londra tra Francia, Germania e Regno Unito. "Non è l'Italia - dice il titolare della Farnesina - che decide i format e l'E3 non è nato stamattina, c'è sempre stato. Allo stesso modo siamo fuori dall'E4 sull'Iran per la questione nucleare". Insomma, "non c'è una volontà di autoescludersi, anzi è esattamente il contrario e l'Italia è favorevole a un formato a cinque con la Polonia". Gli fa eco Crosetto: "I partecipanti alle riunioni li decide chi le convoca. È come la formazione della nazionale, non è il giocatore che sceglie di partecipare". Inoltre, aggiunge Crosetto, "la posizione dell'E3 non è diversa rispetto a quella dell'Italia".In verità, il format di Londra non convince affatto Meloni, come conferma Donald Tusk. "Ci siamo sentiti - dice in conferenza stampa il primo ministro polacco - è mi ha detto di non essere entusiasta dell'esistenza di questo formato". Esattamente come Tusk, che annuncia per i "prossimi giorni" un incontro sull'Ucraina nel formato E5.