Una nuova diga all’interno del parco. Fiumi deviati e tubazioni. La minaccia incombe sopra una delle aree più suggestive e “antiche” d’Italia e d’Europa. Le cui acque, dal lato toscano, erano già note a Dante Alighieri, che le citò nella Divina Commedia. E dove, in tempi più recenti, è andato a caccia di foreste “quasi vergini” lo scrittore e divulgatore vicentino, Daniele Zovi: “Eccomi nel cuore della Riserva naturale Sasso Fratino, e di uno dei parchi più belli d’Italia, le Foreste Casentinesi“.

Ci troviamo in un parco di grandissimo prestigio naturalistico, dunque. E patrimonio mondiale dell’Unesco. Quasi 37mila ettari di verde – per dirla con Zovi, un “bosco disetaneo di faggio e abete bianco, arricchito dalla presenza di acero montano, tasso, maggiociondolo e sorbo” – distribuito tra Emilia-Romagna e Toscana. Ma è dal versante romagnolo che stanno sorgendo i problemi. Sì, perché l’Ente parco ha pubblicato sul proprio sito la bozza di regolamento, redatta dal Consiglio del parco stesso, che all’articolo 48, intitolato Opere di captazione idrica, apre per la prima volta alla possibilità di costruire “nuove captazioni idriche” e “opere di grande derivazione”. I sette commi dell’articolo parlano di scopi per “acqua potabile”, di nuove esigenze per “fronteggiare gli effetti negativi dei cambiamenti climatici” (leggi, siccità) e fissano alcuni limiti. Tuttavia chi vive il Parco nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna, vede nel nuovo regolamento un grave pericolo.