di
Elvira Serra
Il direttore editoriale del Giornale: «De Benedetti mi cercò per Repubblica. Il mio servizio preferito? Quando rincorsi Bordin a Seul»
Quando ormai pensi di sapere tutto di lui, Vittorio Feltri torna in libreria con un nuovo libro, questa volta scritto con Alessandro Gnocchi per Foglio Edizioni, che non è solo la dichiarazione d’amore per una professione all’inizio scelta per esclusione, e poi cucita addosso come certi abiti sartoriali che ama indossare. Il titolo, Il direttore rompiscatole, dice molto. Ma è tra le pagine di questo saggio, in cui la conversazione fra i due giornalisti si alterna ai «fondi» e ai reportage del vecchio leone, che si scopre una tenerezza inedita per il Feltri provocatore, come si è disegnato da solo negli ultimi anni in televisione. La nostra intervista, fatta nel salotto della sua casa milanese dopo un pranzo in famiglia, è del tutto arbitraria: parleremo delle cose (forse) meno note e che più ci hanno colpito nella lettura.
Direttore, ma davvero Oriana Fallaci le regalò una pelliccia di visone?«Sì, è vero. Mi aveva convocato in un ristorante di piazza Cavour. Io arrivai con tre minuti di ritardo e lei era già seduta, con questo pacco gigantesco accanto. Lo scartai perplesso e trovai una pelliccia di visone da uomo. “È l’ultima moda a New York”, mi disse. Naturalmente non la indossai mai, ma la conservo ancora».











