PAVIA. «Sa che mia mamma ha già contattato l’avvocato?». La domanda dell’alunna non sorprende più la professoressa Antonietta (nome di fantasia): negli ultimi anni si è abituata alle minacce degli studenti che prendono un brutto voto nella sua materia. «Minacce? No, sono solo intimidazioni. Ma con me non attaccano, io non ho paura, non mi faccio piegare». Va avanti per la sua strada, sa come fare il suo lavoro. «La mia unica colpa è far studiare i ragazzi – dice – Il problema sono i genitori: intervengono nelle scelte didattiche, hanno da ridire sulle modalità di svolgimento delle verifiche e su ciò che si dovrebbe studiare». E aggiunge: «Prendono le parti dei ragazzi sempre e comunque, sostengono che pretendo troppo da loro e si lamentano delle insufficienze che metto. Io però sono convinta di quello che faccio. In futuro questi ragazzi dovranno cavarsela da soli in un mondo senza “genitori spazzaneve”. La scuola li deve educare anche a questo». Antonietta insegna da oltre dieci anni in un istituto superiore di Pavia. Il suo non è un caso isolato. Come segnalato da alcune ricerche, gli insegnanti della provincia sono spesso vittime di attacchi (perlopiù verbali e psicologici) da parte di colleghi, genitori, alunni e presidi. «Ultimamente le cose sono peggiorate – dice – Il professore ha perso l’autorevolezza di un tempo, viene sminuito nella sua figura professionale. E il basso stipendio, in una società dell’apparire come la nostra, contribuisce ad aggravare questa percezione a livello sociale». Antonietta punta poi il dito contro il registro elettronico: «Quando non c’era – spiega – il brutto voto era una faccenda dello studente, che doveva preoccuparsi di rimediare studiando di nuovo. Ora è diverso: il registro elettronico permette alla mamme di controllare continuamente l’andamento scolastico del figlio. E in caso di insufficienza, il loro pensiero non è quasi mai “avrebbe dovuto studiare di più” ma “è stato penalizzato dal docente”». Quindi passano all’attacco, mandando mail di “chiarimento” alla docente, o chiedendo un confronto con la dirigente scolastica. «Per loro è sempre l’insegnante a sbagliare. Quel che è peggio è che non sempre la preside prende le mie difese». Il momento più critico dell’anno, spiega Antonietta, è quello degli scrutini di fine anno. Che si svolgono in queste settimane. «Sono giorni da incubo – dice l’insegnante – Se propongo un voto basso per un alunno, ricevo spesso delle occhiatacce dai colleghi che la vedono diversamente». Quindi gli attriti sono anche con il corpo docente? «Certo, sono stata vittima di atteggiamenti prevaricatori da parte di colleghi, soprattutto da referenti del sostegno». E aggiunge: «Se uno studente dsa, che ha diritto a una verifica semplificata, non raggiunge la sufficienza io non mi faccio problemi a mettere un brutto voto. C’è chi non la pensa come me e me lo fa notare».