Al via con "Far finta di essere G" degli Oblivion la cinque giorni dedicata al grande cantautore
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Milano per Gaber fa diciannove edizioni e basterebbe questo per far capire quanto il teatro e la canzone di Giorgio Gaber non cessino di dire cose sensate al pubblico. Linguaggio profetico ma leggero, e per questo ancora più implacabile, tutto contenuto in un vasto repertorio che la Fondazione Giorgio Gaber propone grazie a questa rassegna che è ormai appuntamento fisso in città. In cartellone da oggi al 14 giugno al Teatro Grassi, Milano per Gaber parte con uno spettacolo che avrebbe certo divertito l'attore, cantante, drammaturgo (insieme al fidato Sergio Luporini) milanese: "Far finta di essere G" di e con Lorenzo Scuda e Davide Calabrese, duo affiatato che fa parte dell'ensemble degli Oblivion. Per una volta solo in due, nonostante da settimane siano impegnati nel musical da loro scritto e interpretato "Win For Life", atteso a Milano per la primavera 2027.Un tradimento? "Assolutamente no, gli Oblivion sono così: spiega Lorenzo Scuda noi cinque ogni tanto ci lanciamo in progetti separati, che magari veniamo a sapere nemmeno direttamente ma seguendoci sui social. E poi Giorgio Gaber è un ottimo motivo. Per me e Davide Calabrese un motivo che risale a un tempo ancora prima degli Oblivion". La ricetta di questo spettacolo è ardita: "Rileggiamo parte del repertorio di Gaber e Luporini smontando e rimontando brani del loro teatro-canzone. Chi conosce gli Oblivion sa che una nostra formula è quella del mash-up: fondiamo tra loro, in un unico medley, brani differenti. Osiamo farlo con i brani di Gaber, con commenti fisici di Davide Calabrese che, molti sanno, è uno bravissimo mimo".Lo sfoggio tecnico canoro, musicale e scenico della premiata ditta Oblivion è un dato di fatto, in questo caso specifico prestato a una scrittura divenuta un classico. "La forza di Gaber? prosegue Scuda - Non era dogmatico e non si prendeva sul serio. Non faceva sconti, affrontava di petto temi di grande importanza, ma i suoi sfoghi seguivano un codice che tutti accettavano. Non faceva predicozzi, ti arrivava addosso. E poi a noi giovani attori di un tempo ha sempre generato una stupidera interessante, folle ma di sostanza".











