Otto imputati che meritano oltre 172 anni di carcere. Sono le condanne che ieri la pm Carlotta Bernardini ha chiesto all’Assise per l’omicidio di Ranjit Singh, l’indiano di 50 anni ucciso il 24 dicembre 2023 in un parcheggio in via Milano. Per l’accusa una vendetta organizzata da Kumar Sanjeev, 50 anni, imprenditore edile di Bagnolo, ex datore di lavoro della vittima, ritenuto il mandante del delitto commesso con spranghe, coltelli, un’ascia e bracciali rituali dentati da un gruppo di giovani connazionali reclutati per l’occasione. La pm ha chiesto per Sanjeev 25 anni, 30 anni per i quattro esecutori materiali, 10 anni e 8 mesi per Aswhinder Singh e Hamaad Manzoor, 6 anni e 2 mesi per Rohan Kumar.
Chiesta l’esclusione dell’aggravante della crudeltà – inizialmente contestata – per tutti, a fronte dell’applicazione per cinque imputati della premeditazione, in equivalenza alle generiche: per la giovane età, la buona condotta processuale e i risarcimenti effettuati. "In un minuto e 44 secondi l’avvicinamento, l’aggressione e la fuga. Un tempo in cui furono prodotte 43 lesioni, di cui 19 da taglio che trapassarono l’addome di Ranjit. Senza ombra di dubbio fu un agguato pianificato". Per la Procura l’uomo pagò con la vita l’aver incendiato un furgone, un’Alfa Romeo e una 500 del suo ex datore di lavoro, con cui i rapporti si erano incrinati fino al licenziamento. "Pur con ruoli differenti tutti hanno partecipato all’omicidio, avevano contezza della spedizione violenta", ha sottolineato la pm.








