Partendo dal presupposto che la gestione del denaro «non è un atto neutro», il cardinale Zuppi ha presentato ieri alla Borsa di Milano, tempio laico del capitalismo italiano, le nuove linee guida della Cei in materia di investimenti etici e sostenibili. Approvato dal Consiglio episcopale permanente (l’esecutivo dei vescovi) a marzo e pubblicato a maggio, il nuovo “catechismo finanziario” della Chiesa italiana ribadisce i divieti storici indicati dalla dottrina: «Non investire» in aziende che sostengono aborto, contraccezione, eutanasia e ricerca sulle cellule staminali, con l’eccezione di quelle adulte. Ma inserisce nuovi criteri alla luce del mondo che cambia: dalla diffusione delle criptovalute al ritorno della guerra.
«Il principio morale di riferimento» è la «destinazione universale dei beni», caposaldo della Dottrina sociale della Chiesa: ha la priorità sul «diritto alla proprietà privata», che «si può considerare solo come un diritto naturale secondario» (copyright papa Bergoglio). «La Chiesa riconosce il ruolo positivo che la finanza può svolgere nella promozione di un’economia giusta e solidale, a condizione che essa sia animata da un autentico desiderio di contribuire al bene comune», affermano le linee guida. Gli investimenti «devono corrispondere a una visione etica, una logica speculativa e meramente finanziaria impazzisce facilmente» e «diventa pericolosa», ha aggiunto Zuppi. Alle dichiarazioni di principio è affiancato un elenco di suggerimenti ed esclusioni che costituiscono la novità del documento.










