Nel Medio Oriente vige un solido cessate il fuoco. Rinnovabile ogni giorno. Lunedì, Israele e Iran interrompono gli attacchi diretti reciproci. Teheran dichiara esplicitamente che riprenderà le ostilità qualora Israele continui ad attaccare Hezbollah in Libano. Il giorno dopo precipita un elicottero Apache statunitense nello Stretto di Hormuz, colpito dall’Iran, dice Trump, e aggiunge: «Dobbiamo agire». Allora niente l’accordo per ora con l’Iran.

PER L’IRAN qualsiasi intesa con Washington è indissolubilmente legata alla fine della guerra libanese. Un raid letale israeliano lascia a terra almeno nove vittime nella città portuale di Tiro, nel Libano meridionale, dice il ministero della Salute libanese.

Lo scontro si sposta dunque sul Libano, un campo di battaglia non solo militare ma anche diplomatico. Mantenere il fronte libanese legato ai trattati di pace sarà un punto politico di primaria importanza per Teheran. Israele, al contrario, considera il conflitto con Hezbollah separato dai negoziati con Washington e prosegue le operazioni militari.

La nuova dirigenza iraniana è disposta a giocare in modo spregiudicato, imponendo le proprie condizioni con una spavalderia inedita rispetto al passato. Teheran spara su Israele mentre negozia con gli americani. Non è scontato che possa farlo ancora.