La parte antica di Tiro «non è semplicemente una zona residenziale, ma il cuore storico e umano» della città in cui vivono «migliaia di civili, un patrimonio culturale e religioso che risale a diversi secoli fa». Qualsiasi danno costituirebbe una «catastrofe umana e nazionale con conseguenze irreversibili». Invocano la mobilitazione politica e diplomatica i tre arcivescovi di Tiro, George Iskandar della chiesa greco-melchita ortodossa, Eliea Kfury di quella greco-ortodossa e Charbel Abdallah della chiesa maronita e chiedono alle autorità libanesi di far fronte alla «pericolosa escalation» e al rischio di distruzione di uno dei luoghi più importanti dell’umanità.
IERI MATTINA l’esercito israeliano ha emanato nuovi ordini di evacuazione per l’intera città di Tiro, incluso per la prima volta il quartiere cristiano, che coincide con l’area del porto antico, dove Hezbollah, secondo Tel Aviv, si starebbe nascondendo. Già la settimana scorsa l’esercito aveva chiesto ai «membri della comunità cristiana di Tiro di esigere l’espulsione degli elementi sabotatori». L’unica zona finora franca della città ha ospitato migliaia di sfollati interni provenienti dagli altri quartieri sotto assedio: anziani, disabili, bambini e tutti quelli che non erano riusciti a spostarsi a nord del fiume Zahrani, come imposto da Israele.











