La pioggia di proiettili va avanti da giorni. Domenica i raid hanno colpito vicino alle aree archeologiche dichiarate dall’Unesco “Patrimonio dell’Umanità”. Lunedì il ministero della Cultura e la Direzione Generale delle Antichità di Beirut hanno denunciato danni al patrimonio culturale. Oggi, 9 giugno, l’esercito ha emesso un nuovo ordine di evacuazione per la città, i suoi campi profughi e le zone circostanti e per la prima volta anche per il quartiere cristiano. Tiro, scrigno di capolavori dell’antichità del Libano meridionale, è nel mirino di Israele e il suo tesoro, avvertono gli addetti ai lavori, è in pericolo.
L’ultimo rinnovo dell’accordo di cessate il fuoco tra Tel Aviv e Beirut è stato ufficializzato mercoledì 3 giugno. Da allora però le Israel Defense Forces non hanno smesso di colpire e dare la caccia a Hezbollah, che l’intesa non l’ha firmata. Lunedì Tiro è tornata nel mirino. Secondo le autorità, i bombardamenti di domenica hanno colpito l’area archeologica urbana di Al Mina, mentre il sito di Al Bass, che si trova a circa 2 chilometri dal centro, aveva già subito danni in una fase precedente del conflitto.” I raid, ha spiegato Ali Badawi, direttore regionale dei siti archeologici per il Libano meridionale, hanno avuto “il peggior impatto” sulle aree antiche della città dall’inizio della guerra. “La quantità di detriti e i danni al sito sono ingenti – ha aggiunto -. Alcuni reperti sono stati danneggiati dalla caduta di detriti, che le esplosioni hanno sparso su una vasta area, colpendo un gran numero di elementi: colonne, capitelli, basi, mosaici“. L’Unesco è stata informata ma la conta dei danni è impossibile: gli esperti non possono recarsi sul posto a causa dei bombardamenti.











