Un quadro di "condizioni di lavoro degradanti", che "assume tinte ancora più fosche" dato che è venuto a galla dalle testimonianze l'uso di "metodi intimidatori e minacciosi" da parte del manager turco Ulas Demir, ora in carcere, nei confronti dei manovali indiani, a cui prospettava, quando si lamentavano di paghe e orari, il licenziamento e il "rientro nel proprio Paese".

Allo stesso tempo, l'indiano Aji Appukuttan, pure lui detenuto da qualche giorno e presunto "caporale operativo", avrebbe minacciato almeno cinquanta lavoratori, che in alcuni casi gli chiedevano solo di "potersi assentare" per riposare dopo che si erano infortunati sul cantiere.

E' lo scenario ricostruito nell'ordinanza con cui la gip di Milano Angelica Cardi ha convalidato il controllo giudiziario d'urgenza per caporalato, disposto dai pm Paolo Storari e Mauro Clerici il 29 maggio, per la divisione italiana del colosso statunitense Caddell Construction, perché avrebbe sfruttato il lavoro, anche con paghe sotto la soglia della povertà di meno di due euro l'ora, di operai indiani.

Manovali reclutati da una società indiana "a cui veniva corrisposta", tra l'altro, da parte degli stessi lavoratori "la somma di circa 500.000 rupie", circa 5mila euro, una sorta di pizzo per lavorare. Lavoratori che "venivano fatti arrivare, attraverso distacco" per la costruzione della nuova sede del consolato Usa a Milano di piazzale Accursio in una condizione di "para-schiavismo".