L’intelligenza artificiale diventa la nuova fabbrica invisibile che permette ai giovani di valorizzare il grano antico e riscattare i borghi rurali.
Nella casa di mio nonno, c’era una stanza in cui si conservava il grano. Era una stanza semplice, fatta di mura in pietra, dove le stesse erano tenute insieme dalla calce messa in bella vista. Li, in grossi sacchi di iuta si conservava il grano, il raccolto che doveva servire alla famiglia per l’intero anno, le cui eventuali eccedenze venivano vendute sul territorio, creando un’economia circolare, che apportava cibo e ricchezza al territorio stesso. In quella stanza c’era la polvere, e se ne percepiva l’odore. Non era la stessa polvere che conosciamo oggi, era meno sottile e aveva un odore diverso: era la polvere dei sacchi di granaglie, la polvere che derivava dalla fatica degli uomini, la polvere che la famiglia doveva sopportare per un anno intero, per averne in cambio cibo e nutrimento.
IL SALTO MANCATO: DALLA CIVILTÀ CONTADINA AL DIGITALE
Oggi in quella stessa stanza c’è un ragazzo, seduto davanti a un computer, connesso con il mondo intero, che parla di quello stesso grano antico, ma con mezzi diversi e rivolgendosi a persone che, magari, sono dall’altra parte del pianeta, alimentando, così, un’economia che è sì circolare, ma su scala molto più ampia, apportando, forse, minori benefici al territorio circostante, quantificabili solo in termini di ricchezza monetaria. Fuori, intanto, il paese è rimasto lo stesso di sempre: con le case in pietra, i vicoli stretti che qualche volta tolgono l’aria, le vie polverose che attraversano le campagne e scendono a valle, i vecchi seduti davanti al bar, le serrande abbassate e le scuole con sempre meno bambini.










