La maxi multa al Biscione. Ma anche le ispezioni a Citynews e Ciaopeople per i contratti. E prima ancora i casi Repubblica-Espresso e Visibilia. Così i controlli smascherano un settore alle prese con difficoltà strutturali.
Il rapporto tra Inps e mondo dell’editoria, da qualche anno, vive momenti di tensione. Da un lato l’Istituto nazionale di previdenza sociale, che dal 2022 ha anche assorbito l’Inpgi (l’ente previdenziale dei giornalisti), cerca di massimizzare le entrate con ispezioni frequenti nelle aziende, provando pure a ergersi a organizzazione di tutela di una professione, quella giornalistica, sempre meno sindacalizzata, con scarso potere contrattuale e dove ormai quasi nessuno ha il coraggio di denunciare situazioni poco chiare per timore di venire espulso dal sistema.
Il business è cambiato, le regole in parallelo no
Dall’altro, tuttavia, ci sono gli editori, che operano in un comparto in crisi strutturale da quasi 20 anni, dove il business, con l’avvento del digitale e dei grandi over the top, è completamente cambiato senza che le regole si siano però in parallelo adeguate: la definizione di collaboratore, di consulente, l’applicazione di questo o quel contratto giornalistico o poligrafico, creano zone d’ombra dove per le società e gli imprenditori, anche quando intendano agire correttamente, non è sempre facile muoversi.







