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La squadra di dronisti ucraini si nasconde sotto una rete mimetica nel fitto di un bosco. D’estate la possibilità di essere visti dall’alto, dai droni o dai satelliti russi, è bassa grazie alla vegetazione. Quando la squadra ucraina deve far decollare un drone, lo trasporta dove il bosco finisce e comincia una radura, lo lancia e poi torna a nascondersi. Quando esce da sotto gli alberi la squadra è allo scoperto, ma il drone ha bisogno di spazio per alzarsi in volo.
I due dronisti lavorano al margine della radura con una luce rossa, che è più tenue di quella bianca e aiuta gli occhi a non perdere la visione notturna. Sulla testata esplosiva c’è una sicura con scritto sopra: «Rimuovere prima del volo». Piazzano il drone sopra a una catapulta che imprime un’accelerazione a 12 g, dodici volte la forza di gravità. È la catapulta che fa alzare il drone da terra per i primi metri.
A volte non arriva l’ordine finale di far decollare il drone. I dronisti spengono le luci rosse e rientrano sotto gli alberi. Dopo la spinta iniziale della catapulta, per il resto del volo ci avrebbe pensato un motore elettrico che può far viaggiare il drone per più di 100 chilometri: la maggior parte in territorio russo. Nel bosco altri due soldati ucraini, i piloti, sono seduti con sedie da campeggio davanti a due schermi.











