Il ginocchio protagonista dell'innovazione scientifica. Negli ultimi anni sono state diverse le terapie divenute canoniche per salvaguardare l'articolazione, dalle infiltrazioni di acido ialuronico al 'super plasma', dalle staminali del grasso agli innesti di cartilagine sintetica stampata in 3D.Anno dopo anno, l'arsenale di soluzioni per alleviare il dolore provocato dall'artrosi continua ad aumentare, per quella che, secondo gli esperti della Siot, la Società italiana di ortopedia e traumatologia è «tra le principali cause di dolore cronico e disabilità nella popolazione adulta e anziana, è una delle principali sfide dell'ortopedia contemporanea».
Un problema diffuso Stando ai dati Siot, in Italia si registrano gli impianti di «oltre 85.000 protesi di ginocchio ogni anno, con numeri destinati ad aumentare nei prossimi anni a causa dell'invecchiamento della popolazione, dell'aumento dell'aspettativa di vita e della crescente richiesta di mantenere una buona qualità del movimento anche in età avanzata».Gli obiettivi per il futuro A luglio 2026, a Seattle negli Stati Uniti, ci sarà il prossimo Congresso dell'American Orthopaedic Society for Sports Medicine, che con la missione “joint preservation” punta a «Rallentare l'evoluzione dell'artrosi, ridurre il dolore, preservare il più a lungo possibile l'articolazione naturale e ritardare, quando possibile, il ricorso alla protesi».«Il paziente con artrosi non deve pensare che l'unica prospettiva sia necessariamente la protesi - afferma Pietro Simone Randelli, presidente Siot, professore di Ortopedia e Traumatologia all'università degli Studi di Milano - Nelle fasi iniziali e intermedie esistono diverse strategie per controllare il dolore, migliorare la funzione e rallentare l'evoluzione della malattia. Ma la scelta del trattamento deve sempre partire da una diagnosi corretta e da una valutazione complessiva del paziente».Se nei casi più gravi la chirurgia protesica resta il trattamento di riferimento, «oggi - rileva la Siot - cresce l'attenzione verso le strategie di conservazione articolare o joint preservation: un insieme di approcci che puntano a intervenire nelle fasi iniziali o intermedie della patologia, quando esistono ancora margini per proteggere la cartilagine residua e rallentare la progressione del danno».Le nuove terapie conservative Tra le terapie conservative più consolidate - illustrano gli specialisti - ci sono le infiltrazioni di acido ialuronico, utilizzate soprattutto nei pazienti con artrosi lieve o moderata. L'acido ialuronico agisce come una sorta di 'lubrificante' naturale: «Migliora lo scorrimento dell'articolazione, contribuisce a ridurre il dolore e può favorire il recupero della mobilità».Ma accanto a questi trattamenti si stanno affermando le cosiddette terapie biologiche, tra cui il plasma ricco di piastrine o Prp: «È una procedura che prevede un prelievo di sangue dal paziente, la centrifugazione del campione e l'infiltrazione della componente plasmatica ricca di piastrine, in grado di rilasciare fattori coinvolti nei processi di riparazione tissutale».«Secondo i più recenti documenti di consenso internazionali, il Prp può rappresentare una possibilità terapeutica nei pazienti con artrosi lieve-moderata, purché vi sia una corretta selezione del paziente e una valutazione specialistica dell'articolazione», precisa la Siot. Particolare interesse sta crescendo anche intorno alle terapie cellulari derivate dal tessuto adiposo, incluse le cellule stromali mesenchimali adipose, note come Ad-Mscs. «Questi approcci, ancora oggetto di studio e di progressiva standardizzazione, possono offrire benefici in pazienti selezionati con gonartrosi nelle fasi iniziali o intermedie, ma non sono attualmente considerati trattamenti infiltrativi di prima linea».«L'obiettivo delle nuove strategie biologiche - chiarisce Randelli - non è sostituire la chirurgia protesica, ma preservare il più a lungo possibile l'articolazione naturale quando esistono ancora margini terapeutici. La medicina rigenerativa rappresenta oggi uno degli ambiti più dinamici della ricerca ortopedica internazionale, ma deve essere applicata secondo criteri rigorosi e sulla base delle evidenze scientifiche disponibili».La tecnologia 3D al servizio dei giovani Una delle frontiere più innovative evidenziate dalla Siot riguarda il trattamento dei difetti cartilaginei focali, lesioni circoscritte della cartilagine che possono interessare pazienti giovani o di mezza età, ancora attivi e non candidabili alla protesi. In questo ambito «stanno emergendo nuove soluzioni tecnologiche, tra cui innesti cartilaginei sintetici realizzati con stampa tridimensionale. Si tratta di impianti progettati per essere inseriti direttamente nel difetto cartilagineo e funzionare come una sorta di 'impalcatura' biocompatibile: offrono un supporto meccanico immediato e favoriscono l'integrazione con i tessuti del paziente, creando un ambiente utile alla rigenerazione locale».Una nuova tipologia di innesto sintetico stampato in 3D sarà presentata al Congresso 2026 previsto a Seattle dall'8 all'11 luglio, dove Randelli interverrà come relatore rappresentando l'Italia come presidente Siot. «Il prodotto non è ancora utilizzabile in Europa, ma è importante comprenderne fin da ora i possibili impieghi e le precise indicazioni» puntualizza l'esperto.«Queste tecnologie si rivolgono in particolare ai pazienti cosiddetti pre-replacement, cioè non ancora candidabili alla sostituzione protesica, ma con lesioni cartilaginee che possono compromettere la funzione del ginocchio. Le innovazioni per il trattamento dell'artrosi del ginocchio aprono prospettive importanti per una medicina sempre più personalizzata, orientata alla conservazione articolare e alla qualità di vita del paziente. Per questo è fondamentale rivolgersi allo specialista, così da ottenere una diagnosi corretta e individuare il trattamento più adatto alla fase della malattia», conclude Randelli.








