Durante la terza gara delle finali di NBA giocata lunedì, il regista Spike Lee si è presentato al Madison Square Garden con un abbigliamento che superava l’asticella del fanatismo. Indossava una canotta dei New York Knicks regalatagli da un suo amico, Papa Leone XIV, con tanto di nome e numero 14 ricamati sul retro; e portava delle scarpe che Nike ha realizzato appositamente per lui: un paio di Air Jordan blu e arancioni, come i colori della squadra di casa.

Non è una novità per Lee, che è un tifoso sfegatato dei Knicks da moltissimi anni e ha raccontato in più occasioni che il suo umore dipende anche dai risultati della sua squadra del cuore. Segue le partite al Madison Square Garden da quando è un bambino, non ha timore a litigare platealmente con i giocatori delle squadre avversarie ed è stimatissimo dai tifosi, che lo considerano a tutti gli effetti uno di loro. Di più: Lee è diventato una specie di archetipo del tifoso dei Knicks, sfiduciato da anni di pesanti insuccessi ma sempre disposto a sostenere la squadra.

Questa passione ha influenzato profondamente l’estetica e la scrittura dei suoi film, che contengono quasi sempre un qualche riferimento alla pallacanestro o ai Knicks.