Le 65 principali banche al mondo hanno investito ben 906 miliardi di dollari nel settore dei combustibili fossili solo nel corso del 2025, segnando un incremento dell’8% rispetto all’anno precedente. Questo dato si inserisce in un trend decennale drammatico che, a partire dalla firma dell’Accordo di Parigi (adottato nel dicembre 2015 ma formalmente siglato da 177 paesi nell’aprile 2016), vede un flusso complessivo di finanziamenti verso petrolio, gas e carbone pari a 8,7 mila miliardi di dollari. Tutto ciò emerge dalla diciassettesima edizione del report Banking on climate chaos (Bocc) e l’aspetto più critico che viene evidenziato dai ricercatori emerge dal boom dei fondi destinati all’espansione dei combustibili fossili, cresciuti del 27% fino a raggiungere la cifra record di 508 miliardi di dollari, una traiettoria giudicata totalmente incompatibile con l’obiettivo globale di contenere il riscaldamento globale entro +1,5°C rispetto all’era preindustriale.

La concentrazione del capitale vede come protagonista assoluta la cosiddetta “Sporca Dozzina”, per riprendere il titolo di un film, ovvero il gruppo delle dodici banche che da sole gestiscono quasi il 40% del finanziamento fossile mondiale. Al vertice di questa classifica si conferma JPMorgan Chase, che nel 2025 ha stanziato 58 miliardi di dollari con un incremento del 12,6%, seguita a pari merito da Bank of America e dalla giapponese Mufg con 47 miliardi ciascuna, con quest'ultima che registra un balzo del 21% in un solo anno. Le “Dirty Dozen” — queste dodici banche largamente esposte nel settore dei combustibili fossili — forniscono ora quasi il 40% di tutti i finanziamenti bancari globali destinati ai combustibili fossili, su un totale di circa 2.000 banche in tutto il mondo.