La consigliera del Movimento 5 Stelle Elisabetta Barbuto fa approvare nel Consiglio regionale della Calabria una mozione per campagne di screening nell’area del Sin di Crotone, da anni in attesa di bonifica dai veleni industriali e racconta di aver scoperto a marzo il tumore

«Nell’ultimo anno il numero di patologie tumorali a Crotone è raddoppiato. Vi garantisco che è raddoppiato. La mattina al day hospital oncologico dell’ospedale di Crotone c’è una folla che neanche al mercato». La voce di Elisabetta Barbuto, consigliera regionale del M5s, si incrina in più punti, mentre presenta in aula la sua mozione – condivisa e approvata all’unanimità da tutta l’aula – per la sorveglianza sanitaria gratuita nell’area Sin di Crotone, Cassano, Cerchiara.

Sin sta per Sito di interesse nazionale. Ma l’interesse in questo caso non è per il rilevante patrimonio storico e archeologico dell’area, o per quello naturale. L’interesse nazionale nasce dalla grave contaminazione da metalli pesanti, idrocarburi, rifiuti che derivano da decenni di attività industriali chimica e metallurgica. Gli ultimi scavi hanno rilevato anche la presenza di Tenorm.

Barbuto: Il Sin di Crotone è una ferita aperta in Calabria

«Quello che doveva essere sviluppo si è trasformato, per una tragica ironia della storia, in una condanna silenziosa per intere generazioni – ha detto Barbuto ai colleghi – Quando parliamo del Sin di Crotone, Cassano e Cerchiara, non stiamo discutendo di una semplice pratica amministrativa, stiamo parlando di una ferita aperta nel cuore della Calabria».