Roma, 9 giu. (askanews) – “Garantire e consentire che entro il 2030 almeno il 30% delle aree terrestri e delle acque interne, nonché delle aree marine e costiere, in particolare quelle di particolare importanza per la biodiversità e le funzioni e i servizi ecosistemici, siano effettivamente conservate e gestite attraverso sistemi di aree protette ecologicamente rappresentativi, ben collegati e gestiti in modo equo, nonché altre misure di conservazione territoriale efficaci, riconoscendo i territori indigeni e tradizionali, ove applicabile, e integrandoli in paesaggi, ambienti marini e oceanici più ampi, garantendo al contempo che qualsiasi uso sostenibile, ove appropriato in tali aree, sia pienamente coerente con i risultati della conservazione, riconoscendo e rispettando i diritti dei popoli indigeni e delle comunità locali, anche sui loro territori tradizionali” (Target 3 dei 23 obiettivi del Kunming-Montreal Global Biodiversity Framework approvato nel 2022 da 195 Paesi e dall’Unione Europea nell’ambito della Convenzione ONU sulla Diversità Biologica).

Un impegno politico planetario ma anche una Strategia europea che richiama altresì il Target 2 – ripristinare il 30% di tutti gli ecosistemi degradati – con alcune componenti già vincolanti, se si considera il “Nature Restoration Regulation” dell’Unione Europea.