Roby, caffè? Al bancone del bar nello stabile de La Stampa, Roby raccontava, non senza qualche espressione vivace, la sua giornata di lavoro. Finita o appena iniziata. E in quel tempo sospeso, nel quale ognuno era libero dai suoi affanni, si parlava di tutto. Con finale immancabile: «Andiamo a fumare?» Lì, nel chiuso dello stanzino per fumatori c’erano altri cinque minuti di chiacchiere, di commenti sulle notizie del giorno, e brevi confidenze sui crucci che ognuno si portava dentro. Roby, Roberto Peschiulli è morto lunedì 8 giugno all’ospedale Molinette dov’era ricoverato da più di un mese. Aveva 71 anni, compiuti tre giorni fa. Ed è una notizia che a La Stampa ha lasciato tutti senza parole, che ha fatto tornare alla mente il tempo che ognuno di noi ha condiviso con lui. Roby faceva parte di questa famiglia da più di 30 anni. Era l’uomo che risolveva i problemi pratici di ogni giorno. E se attraversava la redazione con quel suo passo lento e cadenzato era immancabile che qualcuno lo fermasse: «Senti scusa potresti mica farci avere...». Se anche ti diceva no, il giorno dopo tornava a chiederti se era tutto risolto, se, se, se e ancora se. Qualche anno fa gli avevano domandato se volesse - in aggiunta alle tante sue mansioni - far anche da autista ai direttori che si sono alternati alla guida del giornale. E lui - ovviamente - aveva riposto di sì. «Mai tirarsi indietro, mai dire no al lavoro» ripeteva spiegando la sua religione del fare, dell’esserci sempre. Dell’aiutare gli altri. Ecco, quel che lo rendeva speciale era la disponibilità. Fuori dai muri della redazione lui era un uomo dalle passioni semplici, dai riti consolidati. Al primo posto la famiglia: «La mia Luciana» e la figlia Barbara. E poi gli animali: un cane e due gatti: «La sera mi metto davanti alla Tv e loro si sdraiano accanto per prendere le coccole». E via con un altro aneddoto. Poi il telefono suonava: «Arrivo, dai che risolviamo anche questa». Un mese fa il ricovero. Il telefono staccato. Le notizie con il contagocce. Fino quando s’è saputo che Roby non c’era più. E resta il rimpianto di quell’ultimo caffè non sorseggiato insieme.