La testimonianza di un medico di Vibo del Suem 118, Alessia Piperno, che racconta la forza e il dolore del soccorso d’emergenza: una vita perduta, una squadra che non si arrende. Un racconto con parole dirette, senza filtri.

VIBO VALENTIA – «Ci sono mattine in cui il turno inizia ed in un quarto d’ora ti trovi proiettato in un codice rosso che toglie il fiato», scrive la dottoressa Piperno. Una chiamata arriva da un villaggio turistico. Una donna di circa cinquant’anni. Una vita che si spegne lontano da casa, sotto gli occhi di un marito distrutto dal dolore. In quei momenti, racconta, «l’evidenza clinica è già chiara», ma ci si ferma. Si inizia la rianimazione cardiopolmonare con tutta la professionalità, l’energia e l’umanità che quella divisa impone — «finché non resta che arrendersi al destino».

ALESSIA PIPERNO E LA FORZA DELLA TRIADE DEL SOCCORSO

Dal dolore di quella mattina emerge, nelle parole della dottoressa Piperno, qualcosa che definisce il senso più autentico del soccorso territoriale: la «triade del soccorso». Medico, infermiere e autista soccorritore. Tre figure che troppo spesso vengono percepite come separate, settorializzate, distinte. Tre persone che invece, nel momento del bisogno, lavorano all’unisono.«Mentre si somministravano i farmaci, si preparava la defibrillazione», racconta. «I ruoli si sono mescolati in una sincronia perfetta, senza bisogno di troppe parole, guidati solo da professionalità, sguardi, fiducia e rispetto.» È questa fusione totale, sottolinea, «che rende il soccorso davvero efficiente».