| 9 Giugno 2026 10:01 |

3 minuti per la lettura

(Adnkronos) – A New York era lunedì sera ma i locali erano pieni come fosse il fine settimana. “Quest’anno è il nostro anno, non vinciamo dal 1973. Prima è arrivato Mamdani, ora ci sono i Knicks, speriamo che a novembre inizi la fine politica di un’altra persona”, dice Tim fuori da Vinyl Beer, un piccolo locale di birre artigianali nell’Upper East Side. Parla di Donald Trump che ieri sera era al Madison Square Garden per vedere la terza partita della Finals, vinta dai San Antonio Spurs 115 a 111. Il presidente americano è un fan del Madison, dove ha assistito a decine di match di boxe e di wrestling, ma non si può dire altrettanto per il basket, uno sport che non ha mai seguito. “Ci ha portato una maledizione”, dice Alex mentre guarda con lo sguardo fisso sullo schermo gli ultimi secondi della partita.

La storia a volte è bizzarra: i Knicks non riuscivano ad arrivare in finale dal 1999, quando c’era ancora Patrick Ewing. E proprio in quella finale erano stati battuti dai San Antonio in solo cinque partite. Ma oggi è diverso: la città si sente pronta a vincere, per dare un segnale, non solo sportivo ma anche politico. E infatti alla partita di ieri c’era anche il sindaco Zohran Mamdani che a differenza di Trump si è comprato un biglietto per 1.000 dollari, un prezzo quasi conveniente: i suoi posti in piedi sono scontati rispetto ai 7.000 o 8.000 dollari per i biglietti meno costosi della serata.