Le pene cambiano, ma il processo resta dov’è. Blindato. La Corte d’Appello di Catanzaro ha depositato le motivazioni della sentenza con cui, il 21 maggio scorso, ha rideterminato 29 condanne nel troncone in abbreviato del maxiprocesso Rinascita Scott, nato dalla maxi-inchiesta contro le cosche del Vibonese. Il nuovo passaggio davanti ai giudici di secondo grado si è reso necessario dopo l’intervento della Cassazione, che ha escluso l’aggravante prevista dal comma 6 dell’articolo 416 bis, relativa al finanziamento di attività economiche con il provento di delitti. Ma la Corte d’Appello chiarisce subito un punto: quel rinvio non consente di riaprire il processo, né di rimettere mano all’intero trattamento sanzionatorio.
Il processo non si riapre
Per i giudici del rinvio, la Cassazione ha già definito il resto del quadro, rigettando o dichiarando inammissibili gli altri motivi di ricorso. Di conseguenza, alla Corte d’Appello non resta che applicare gli effetti dell’annullamento: togliere dal calcolo della pena la parte legata all’aggravante esclusa. Non una nuova valutazione, dunque. Non un secondo appello. Ma un’operazione limitata, quasi contabile: eliminare ciò che la Suprema Corte ha cancellato e lasciare fermo tutto il resto.






