La sfida commerciale con la Cina non è persa. O almeno non ancora. Pertanto, quello che le aziende italiane devono fare è «accelerare». Il messaggio arriva dal presidente dell’Ice, Matteo Zoppas, in un momento in cui il Paese asiatico rappresenta un «treno che ci sta arrivando addosso», ma che ci lascia un margine di tempo. Un orizzonte temporale tra i cinque e i dieci anni secondo il titolare dell’Agenzia che si occupa di promuovere le imprese italiane all’estero. Questo per una questione di differenza di posizionamento e di «brand and technology awereness», cioè di scoperta e fidelizzazione dei nuovi prodotti orientali che richiede ancora del tempo. Tuttavia, continuando così, i consumatori si abitueranno a quei prodotti, anche grazie ai loro costi inferiori.
Presidente, lei è stato tra i primi ad evidenziare il problema della concorrenza cinese. A che punto siamo adesso?
Gli ultimi dati dell’export verso l’extra Ue sono positivi, anche verso l’America e la Cina. Direi soprattutto quest’ultima. È sotto gli occhi di tutti che il Paese asiatico, da produttore “terzista”, stia diventando un esperto di prodotti che fanno concorrenza e spiazzano in molti casi l’Occidente. Bisogna capire se il fenomeno sia correlato e se sia strutturale. Non preoccupa solo la riduzione delle esportazioni italiane in Cina bensì la loro potenziale capacità di sostituire i nostri prodotti in altri mercati. Ricordiamo che la Cina ha avuto accesso alle nostre tecnologie e maestranze sulla parte tecnico-produttiva. Oggi hanno sviluppato la capacità di innovazione, ricerca, sviluppo e design.








