Siamo ormai giunti al rush finale del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) e amministrazione pubblica da un lato e imprese dall"altro devono necessariamente fronteggiare le ovvie criticità di una misura che ha di fatto introdotto un sistema «straordinario» di gestione degli aiuti di Stato, richiamando l"intero Sistema Paese italiano a gestire una mole importante di investimenti, come di rado si era mai vista.

Un bilancioAncora forse è presto per un bilancio finale realistico di quanto il Pnrr abbia impattato sull"Isola, sulla sua economia, sull"occupazione (sarà stata vera gloria?), sulle sue infrastrutture, ma - intendiamoci - la misura è stata senza dubbio assai importante e altrove in Italia ha mutato il volto di determinati territori.

Da un punto di vista di viabilità (il nodo storicamente dolente della regione, l"aspetto che più la relega a un sottosviluppo dal pesante costo sociale), palesi miglioramenti non ve ne sono stati e la mobilità dei siciliani è rimasta a uno stadio poco più che ottocentesco.

Chiaro che bisognerà attendere la fine ufficiale della misura e tutte le rendicontazioni del caso, ma per ora sarebbe bene che regnasse assoluta cautela nei giudizi.

L"incontroDi tutto ciò si è ragionato durante un incontro organizzato da Ance (Associazione nazionale costruttori edili) Catania e dall"Ordine degli Ingegneri della provincia etnea, da anni attentissimi sui work in progress della misura, per ovvie ragioni ben consapevoli della sua rilevanza.