Il delitto di Palau. 09 giugno 2026 alle 02:26Il presunto complice Luca Franciosi diventa vittima di calunnia

Volontà di annientamento della vittima, abuso della condizione di inferiorità di Cinzia Pinna, movente turpe, sfogo di un impulso violento contro una persona inerme sdraiata su un divano e sevizie e crudeltà per i tre colpi di pistola indirizzati sul viso della donna: le aggravanti contestate a Emanuele Ragnedda descrivono un assassino a sangue freddo che uccide senza una ragione. Il capo di imputazione firmato dalla pm Noemi Mancini è il viatico verso l’ergastolo, se dovesse passare la linea della Procura di Tempio Ragnedda non potrà accedere a riti alternativi. L’uomo, stando alle conclusioni della pm, avrebbe agito come un predatore e poi avrebbe ucciso a freddo senza una ragione, per dare sfogo ai suoi impulsi «tali da destare un profondo senso di ripugnanza».

«Delitto senza movente»

I difensori di Ragnedda ieri hanno preso posizione. Ecco le parole dei penalisti Luca Montella e Gabriele Satta: «Accogliamo positivamente la conclusione delle indagini perché questo significa avvicinarsi al processo reale, dopo mesi di processo mediatico. Possiamo manifestare lo sconcerto per la trasformazione di un’allegazione di legittima difesa nell’aggravante del motivo futile, laddove l’intero complesso dell’accusa non riesce ad individuare una sola valida ragione per spegnere la vita della giovane donna alternativa alla necessità, per il Ragnedda, di difendersi da un’aggressione armata. Dopo otto mesi di silenzio, motivati dal rispetto delle persone offese e del lavoro degli inquirenti, è venuto il momento di affermare che Emanuele Ragnedda non è il mostro che viene dipinto dalle indagini. Confidiamo che lo sviluppo processuale della vicenda saprà dimostrarlo».