Roma, 9 giugno 2026 – Con il formato “E3” (Francia, Germania e Regno Unito), l’Europa prova a prendere in mano le redini del conflitto ucraino. In questo nuovo scacchiere l’Italia si muove in modo ambiguo, divisa tra l’esclusione dal nucleo ristretto e l’inclusione nella formula allargata “E5” con la Polonia. Di fronte al netto rifiuto di Mosca, che congela ogni speranza di una svolta immediata, quali sono le reali vie d’uscita? Lo abbiamo chiesto all’ambasciatore Ettore Sequi, già segretario generale della Farnesina.

Come mai da questi vertici non esce mai nulla di concreto sul passaggio decisivo: un vero tavolo di pace?

“Intanto non dobbiamo dimenticare che il messaggio uscito da Londra per Putin e Trump è chiaro: non si può decidere della geopolitica europea sopra la testa degli europei. Se vogliamo arrivare alla pace e non gestire solo il “dopo”, oggi l’Europa deve agire su tre fronti: creare un’architettura di sicurezza credibile per Kiev che non dipenda dagli umori di Washington; aprire un canale politico con il Cremlino; dimostrare a Putin che il costo economico della guerra supera di gran lunga i benefici territoriali”.

Giorgia Meloni dovrebbe entrare in questo formato come propone il governo tedesco?