Roma, 3 luglio 2026 – Per l’Alto rappresentante Ue per la Politica estera, Kaja Kallas, l’unica via per fermare il conflitto in Ucraina è quella di sanzionare ulteriormente la Russia, mantenendo un “sostegno militare costante a Kiev”. Una presa di posizione che vedrebbe l’Unione europea, secondo Antonio Missiroli, senior advisor Ispi e già segretario generale aggiunto della Nato, più unita che nel recente passato. Antonio Missiroli

Missiroli, è necessario adottare un nuovo pacchetto di sanzioni contro Mosca?

“Le sanzioni spesso sono adottate per condannare ciò che accade sul terreno, ed è del tutto comprensibile che dopo i bombardamenti su Kiev ci sia la volontà di reagire da parte dell’Unione europea. Le sanzioni hanno un effetto sia simbolico che concreto, a seconda delle misure che vengono adottate. In quest’ottica, per esempio, non è da escludere che possa essere deciso di vietare l’ingresso in Europa ai militari russi che hanno combattuto contro l’Ucraina”.

L’Europa, su questo, è unita?

“Con l’uscita di scena del primo ministro ungherese Viktor Orban, è difficile anche per i governi più scettici presentarsi come quelli che vogliono bloccare tutti gli altri. Al massimo possiamo registrare quello che è già successo con I governo cechi e slovacchi, ovvero cercare di condizionare alcuni dettagli delle sanzioni che venivano adottate. In Europa c’è dunque maggiore consenso, riconducibile anche alle posizioni adottate da altri attori, come nel caso di Donald Trump che nell’ultimo G7 ha accettato un linguaggio a sostegno dell’Ucraina come mai aveva fatto prima”.