Shinkolobwe è la città mineraria dell’allora Congo belga da dove proveniva l’uranio impiegato negli Stati uniti per la costruzione di Little Boy e Fat Man, le due atomiche sganciate nell’agosto 1945 su Hiroshima e Nagasaki: Shinkolobwe è il titolo del lavoro che Moor Mother aveva presentato nell’autunno scorso alla Biennale Musica di Venezia e che sabato ha riproposto a Genova nell’ambito della rassegna Electropark. Poetessa e performer afroamericana, Moor Mother è nota in particolare come voce del gruppo di jazz d’avanguardia Irreversible Entanglements. A Venezia l’impatto emotivo di Shinkolobwe partiva già dalla forza del sound elettronico di cui la musica era carica, in un denso intreccio con gli strumenti acustici, in alcuni momenti rendendo persino di non facile intellegibilità lo spoken word di Moor Mother: al contrario, a Genova il parlato si stagliava nitido, dentro una dimensione totalmente acustica, per lo più rarefatta ed estremamente calibrata.

In comune fra le due occasioni un solo musicista, Aquiles Navarro, membro degli Irreversible, i cui parchi interventi avevano la funzione di introdurre più che altro delle suggestioni e di ampliare la tavolozza dei colori, con la tromba ma anche soffiando in corni di animali e in una conchiglia; il luccicante vibrafono di Pasquale Mirra è stato perfetto nell’evocare il clima sinistro di una corsa alla bomba atomica che traduceva un immane sforzo di ricerca e applicazione scientifica in un esito distopico; Mirra, anche ad altre percussioni, e Hamid Drake, uno dei più straordinari batteristi di oggi, solitamente esuberante e qui mirabilmente misurato, hanno mostrato il loro grande affiatamento, anche riuscendo ad evocare in maniera non banale atmosfere congolesi.