II contratti al ribasso, che la premier voleva debellare, sono stati alla fine regolarizzati. L’annuncio del decreto lavoro (come ogni anno intorno al primo maggio) aveva inaugurato il nuovo ciclo di comunicazione della premier. Giorgia Meloni, allergica agli incontri con i giornalisti tanto più se prevedevano domande, si era presentata per la prima volta in conferenza stampa dopo mesi proprio il 28 aprile per questo provvedimento, ribattezzato «salario giusto», insieme alla ministra al Lavoro, Marina Calderone, che aveva parlato di «svolta contro i contratti pirata». Ma a distanza di più di un mese il testo che arriva oggi in Aula è diverso.

GLI EMENDAMENTI (202) che gli stessi partiti della maggioranza hanno posto al testo lo hanno trasformato rispetto alla prima versione. Con i famigerati contratti rientrati dalla finestra con un emendamento firmato da Fdi, Lega e Fi. Un’altra situazione di imbarazzo per il governo dimostrata dal fatto che ieri in commissione Lavoro nessuno ha voluto metterci la faccia. Nemmeno Calderone, circostanza che ha scatenato le ire del centrosinistra, al punto da abbandonare i lavori. «Una pantomima, una finzione, una farsa», ha attaccato il capogruppo dem Arturo Scotto. «Grave – ha spiegato in una nota con i colleghi Dario Carotenuto (M5s) e Franco Mari (Avs) – che la ministra abbia scelto di non presentarsi nel giorno in cui era chiamata a dare risposte su una norma che colpisce la contrattazione collettiva».