Il tasso rilevato era di 0,92 grammi per litro, superiore di 0,12 rispetto al limite consentito. Ma il disturbo gastrico potrebbe aver fatto vedere più alcol di quello che c'era davvero
Un disturbo gastrico può influenzare il risultato dell’etilometro? Secondo la Corte di Cassazione sì, almeno al punto da imporre ai giudici un esame più approfondito prima di confermare una condanna per guida in stato di ebbrezza. Con la sentenza n. 20966 del 2026, depositata l’8 giugno, la Suprema Corte ha annullato una condanna inflitta a un automobilista fermato nel marzo 2024 nel Pescarese con un tasso alcolemico rilevato di 0,92 grammi per litro, rinviando il caso alla Corte d’appello di Perugia per un nuovo giudizio.
Il controllo e la condanna
Il caso riguarda un uomo che era stato fermato e sottoposto all’etilometro. Gli accertamenti avevano rilevato un valore di 0,92 g/l, superiore alla soglia di 0,8 g/l oltre la quale scatta il reato previsto dall’articolo 186 del Codice della strada. Per questo era stato condannato a due mesi di arresto e mille euro di ammenda. La difesa aveva però sostenuto che l’imputato soffriva di gastrite cronica e che tale patologia poteva alterare l’esito dell’etilometro. Secondo il consulente tecnico della difesa, infatti, il reflusso e la presenza di acido gastrico possono determinare una sovrastima dell’alcol rilevato dallo strumento.













