Intesa Sanpaolo confeziona in tandem con Unipol un'offerta da 30,6 miliardi di euro per Mps. L'istituto guidato da Carlo Messina - che ha messo sul piatto 10,091 euro ad azione, un euro in contanti e 1,6 euro in azioni - prenderà Mediobanca, con in pancia la quota in Generali, e circa metà delle filiali del Monte, cedendone 635 alla compagnia guidata da Carlo Cimbri. L'offerta, che pone Mps in passivity rule, mette in fuorigioco l'invito a trattare di Banco Bpm, derubricato da Messina a "lettera d'amore" a fronte di "una offerta" vera e propria. "Banco Bpm ha cercato di anticipare la nostra operazione - ha detto il banchiere -. Giuseppe Castagna è un caro amico ma non condivido questo approccio". "Tentativi di un innamorato disperato" con "poche possibilità di successo", li ha definiti Cimbri.
Nessuna replica dal Banco, che ieri ha inviato a Mps la proposta a discutere una fusione alla pari da cui nascerebbe il un polo bancario con una capitalizzazione di oltre 50 miliardi.
Mentre in serata il cda di Mps si è limitato a dire che "procederà" alla valutazione della proposta "non sollecitata" di Bpm e all'offerta "non concordata" di Intesa. Se l'opas di Messina dovesse andare in porto gli assetti del credito italiano ne uscirebbero rivoluzionati, con il consolidamento del primato Intesa, a cui sarà affidata la custodia degli equilibri nelle Generali, e la creazione con Bper-Mps di un secondo gruppo bancario sotto la regia di Unipol.










