Soprano da un lato, rapper dall'altro: Jey rompe i confini tra lirica e urban con Dies Irae, l'EP da cui nasce il lyrical rap italiano.

C'è chi sceglie una strada e la percorre fino in fondo. E poi c'è chi decide di costruire un sentiero nuovo, facendo dialogare mondi apparentemente inconciliabili. È il caso di Jey, nome d'arte del soprano Jennifer Turri, che con il suo EP d'esordio Dies Irae (che potete ascoltare integralmente in fondo a questo articolo), uscito il 22 maggio scorso su tutte le piattaforme digitali per Redgoldgreen Label, dà vita a un progetto capace di unire la profondità del canto lirico all'energia del rap, attraversando rock, pop urbano, trap e influenze reggaeton.

Anticipato dal singolo Echi d'ombra (che potete ascoltare nel video in alto, in testa a questo articolo) , prodotto da Dr. Testo, il disco rappresenta la sintesi più autentica dell'identità artistica di Jey: un dualismo creativo che trova equilibrio tra tecnica vocale accademica e linguaggi contemporanei. Al centro del progetto c'è l'essere umano, raccontato nella sua continua oscillazione tra luce e oscurità, fragilità e forza, caduta e rinascita.

Il titolo dell'EP richiama il celebre Dies Irae, la sequenza medievale attribuita a Tommaso da Celano che descrive il Giorno del Giudizio. Un riferimento che diventa metafora di un percorso interiore fatto di confronto con le proprie ombre, con il dolore e con il senso di inadeguatezza che spesso accompagna l'esperienza umana. Ma nel racconto di Jey non c'è compiacimento del buio: ogni ferita diventa occasione di trasformazione, ogni crisi apre alla possibilità della ricostruzione.