A volte, la sorte di un’opera d’arte può dipendere da un numero. O meglio, da un “3” scambiato per un “8”. Un dettaglio apparentemente insignificante, quasi da commedia degli equivoci, che si è trasformato in una clamorosa vicenda burocratica e giudiziaria costata all’Italia la perdita definitiva di un importante dipinto del Trecento.

La protagonista della storia è una Madonna col Bambino che, nel 2020, aveva lasciato il territorio nazionale diretta in Svizzera con tutti i permessi in regola. Per i tecnici chiamati a esaminarla si trattava di una modesta opera devozionale dell’Ottocento, dal valore dichiarato di 38mila euro. Soltanto dopo un restauro effettuato all’estero sarebbe emersa la verità: quel dipinto non risaliva al 1850, ma al 1350, e il suo valore era ben diverso, superiore al mezzo milione di euro.

Una scoperta che ha spinto il Ministero della Cultura a tentare di bloccare l’operazione e recuperare l’opera, ma quando lo Stato ha cercato di tornare sui propri passi era ormai troppo tardi. Il Consiglio di Stato ha stabilito che l’intervento ministeriale era avvenuto oltre i termini consentiti dalla legge, rendendo definitiva la permanenza del dipinto fuori dall’Italia.

L’autorizzazione all’esportazione