Settantacinque giorni di interferenze Gps sull’Europa in sette anni, tutte riconducibili a un satellite militare russo. Un nuovo studio ricostruisce il fenomeno e ne identifica la fonte, ma il dibattito sull’intento è aperto
Negli scorsi anni è stato registrato un fenomeno strano. A intervalli irregolari, per qualche secondo alla volta, il rapporto segnale-rumore dei ricevitori Gps crollava su un’area enorme che si estendeva dalla Finlandia alla Polonia e dalla Groenlandia al Canada, per poi tornare normale. Una disfunzione troppo breve per fare scattare un allarme e per finire nei report operativi, visibile soltanto in alcuni glitch dei grafici che mostravano l’attività del segnale. Poi, alcuni ricercatori dell’Università del Texas e di Stanford hanno deciso di studiare più a fondo questo fenomeno, concentrandosi su 75 giorni distinti tra il 2019 e il 2026 in cui erano stati registrati questi malfunzionamenti, avvenuti negli stessi istanti in decine di stazioni lontane tra loro migliaia di chilometri. Capendo che l’origine di questi malfunzionamenti non venisse dalla terra, ma dallo spazio.
Identificarla era però un altro problema. La durata degli eventi (compresa tra i tre e i cinque secondi) non permetteva di registrare abbastanza informazioni per poter risalire direttamente alla fonte del fenomeno. Ma nel febbraio di quest’anno, il gruppo ha ricevuto i campioni grezzi a banda larga catturati da due ricevitori (uno ad Amsterdam e uno a Trondheim) durante un evento del febbraio 2026. Con quella risoluzione, i ricercatori hanno potuto calcolare la differenza nei tempi di arrivo del segnale interferente ai due siti con precisione micrometrica, facendo confronti mirati per escludere ogni candidato inadatto fino a trovare il responsabile: un satellite militare russo in orbita di Molniya appartenente alla costellazione Eks, cioè il sistema di early warning missilistico di Mosca.









