Circo o caserma, poco importa: “Io resto, sono tranquillo”, recita uno ieratico Marco Lisei. Ma la tensione è altissima. Il presidente della commissione d’inchiesta sul Covid, tessera di Fratelli d’Italia, lascia il microfono a Galeazzo Bignami, big meloniano: “Dalle opposizioni sono state fatte accuse di una gravità inaudita”. Le voci si accavallano a palazzo San Macuto. Partito democratico, Movimento 5 Stelle e gli altri lasciano l’aula: le audizioni di alcuni consulenti in una caserma dei Carabinieri e quindi fuori dal perimetro del Parlamento sono “illecite”, Lisei “deve lasciare". Mandano una lettera ai presidenti di Camera e Senato, chiedono lo stop dell’attività, che invece continuano. E il verbale diventa un giallo. Baruffe never ending.

La commissione d'inchiesta era nata per smascherare le presunte irregolarità della gestione pandemica, per solleticare l’elettorato no vax, per incastrare l’acerrimo nemico Giuseppe Conte. È diventata “un circo”, il copyright è del presidente Lisei. La definizione era sfuggita al senatore meloniano qualche mese fa (“La verità è che la commissione Covid è un circo con un grande tendone, siamo continuamente in diretta video e tutto il mondo dei no-vax ci segue con morbosità e attenzione”), ma anche oggi calza a pennello.