Il cantautore presenta 'L'anno che verrà', l'opera su Lucio Dalla da dicembre nei teatri italiani: "Ascoltare la sua musica a teatro equivale ad ascoltare Beethoven, la musica pop che resiste al tempo ha lo stesso peso"

"Sarebbe assurdo immaginare un futuro in cui i ragazzi non conoscano Lucio Dalla o lo scoprano solo attraverso le piattaforme digitali". A parlare è il cantautore Pierdavide Carone, protagonista de 'L'anno che verrà', l'opera su Dalla ideata da Marcello Corvino e diretta da Manuel Renga. Da dicembre nei teatri italiani, lo spettacolo attinge all’universo creativo e musicale del cantautore bolognese per trasformarlo in un racconto originale e per portare in scena quell’umanità fatta di sogni, fragilità, desideri e disillusioni che attraversano le sue canzoni. "Magari dico una bestialità, ma ascoltare Dalla a teatro equivale ad ascoltare Beethoven". Per Carone, "la musica pop che supera il tempo deve avere lo stesso peso della sinfonica, perché parla alle generazioni e le attraversa". La storia si svolge in un grande hotel sul mare, alla vigilia di Capodanno, dove si incrociano le vicende di alcuni viaggiatori: una giovane coppia in fuga, una cantante di piano bar alla ricerca di un amore perduto, un musicista disilluso e un uomo d’affari colpito da una crisi esistenziale. Ad accoglierli è un enigmatico portiere. Nel corso della serata, le storie dei personaggi si intrecciano, tra ironia e malinconia, in una dimensione sospesa in cui musica, danza e immaginario onirico si fondono. A mezzanotte il tempo si ferma e, nel buio, le canzoni di Lucio Dalla diventano l’unico linguaggio possibile per dare forma a desideri, memorie e rimpianti. Con le luci dell’alba, ci si domanda se sia davvero iniziato un nuovo anno o se si tratti solo di un altro giro di musica.