Metti una notte intera e una mezza giornata ad ascoltare i racconti di Dario Fo fra politica, teatro, arte varia e vita vissuta. Nel centenario della nascita del Re dei saltimbanchi, originario di Sangiano sul lago Maggiore, lo scrittore varesino Dino Azzalin apre lo scrigno dei suoi ricordi di gioventù, estraendo la perla dell’incontro da vicinissimo con il grande attore, dopo la rappresentazione de “L’histoire du soldat“ al palazzetto dello sport di Masnago, nel novembre del 1978. "Innanzitutto – racconta Azzalin – va detto che la mia conoscenza di Fo è preceduta da un legame con Franca Rame, che visse a lungo nel rione di Biumo Inferiore, dove abitavo io da ragazzino. Una sua zia era amica di mia madre. La famiglia di Franca era composta da saltimbanchi girovaghi, portavano i loro spettacoli nei paesi, costruendo su due piedi un teatrino per improvvisare storie di santi e tenzoni medievali". Una poetica che sarebbe stata approfondita da Dario Fo, elevandola al rango di arte teatrale apprezzata in tutto il mondo.

"Il mio primo contatto con Fo – continua Azzalin – risale al dicembre 1970, quando assistetti alla prima nazionale di “Caduta accidentale di un anarchico“ all’allora Casa del Popolo a Varese. Allora frequentavo gli ambienti del movimento e iniziai a gravitare su Milano, in particolare la Palazzina Liberty, gestita proprio da Fo e Rame, dove scoprii il mondo del teatro alternativo milanese che faceva capo alla Comune". Nel 1978 Dario Fo torna a Varese, per rappresentare la sua “Histoire du Soldat“, tratta dall’opera di Igor Stravinsky al palazzetto di Masnago. Per Azzalin e il gruppo di amici che frequentava la Palazzina Liberty è l’occasione di vedere da vicino l’attore e scambiare con lui qualche parola. Ancora non sanno che li attende una nottata che non dimenticheranno mai.