Roma, 8 giugno 2026 - Al vertice dei volenterosi riunito ieri a Londra, la sedia dell’Italia è rimasta vuota. Ma questo non significa che Roma intenda restare fuori dai giochi. Il segnale indica piuttosto la paralisi di un’intera Europa, stretta in un quadro internazionale drammatico e imprevedibile. A conferma della delicatezza del momento c’è il silenzio assordante del governo e della maggioranza. Ne parliamo con l’ambasciatore Michele Valensise, già segretario generale della Farnesina e oggi presidente dell’Istituto affari internazionali (Iai).
Questo stallo si riflette sui risultati: dal summit – così come dai numerosi incontri precedenti – sembra che non riesca mai a uscire nulla di concreto. È davvero così?
“Se da queste riunioni ci si attende una soluzione miracolosa alla guerra devastante in atto da più di quattro anni, temo che si collochi l’asticella decisamente troppo in alto. Se le si considera come parte di un processo di consultazione in vista di un’auspicabile linea comune europea, non sottovaluterei la loro potenziale utilità, comunque da verificare in loco, non da escludere a priori”.
Quale significato ha, allora, l’assenza dell’Italia al tavolo di ieri a Londra? Si è trattato di auto-esclusione o di isolamento dai partner?











