New York – Centomila buche in cento giorni di governo: ammette di non averle riempite proprio tutte lui personalmente, il sindaco di New York Zohran Mamdani, anche se in diverse occasioni era lì, pala in mano e caschetto da cantiere a favore di telecamere e reel. Però la considera una promessa mantenuta, quella di occuparsi della gestione ordinaria delle piccole cose, senza perdere di vista i temi di lungo termine. Mamdani aveva condotto una campagna in controtendenza rispetto a un’America trasformata dal ritorno di Donald Trump alla presidenza, accompagnato da Elon Musk con la motosega e dalla distruzione di quel poco di welfare che esisteva in America.
Aveva promesso affitti congelati, nuove case popolari, scuola gratuita dai sei mesi ai cinque anni, autobus gratuiti e veloci, supermercati comunali per ridurre i prezzi dei generi alimentari, il salario minimo a trenta dollari, le tasse per i più ricchi per riequilibrare il bilancio comunale: un programma ambizioso, e soprattutto accusato di essere in parte fuori dallo scopo dell’amministrazione cittadina. In centocinquanta giorni non è certo riuscito a mantenere tutte le promesse. Però può vantarsi di alcune vittorie. La più importante: dopo decenni di ostilità tra il governo dello stato di New York, ad Albany, e quello della città, si respira aria di collaborazione con la governatrice Kathy Hochul.






