Il personaggio.08 giugno 2026 alle 00:48«Le sale dominio di una élite sono un concetto ormai finito»
«D’accordo è un lirico, ma prima di tutto è un teatro, e lo sa che cosa si faceva in teatro fino a qualche secolo fa? Le persone ci mangiavano, le luci erano sempre accese, si combinavano affari, si faceva all’amore. Il teatro era per tutti, era ed è il luogo più sociale che la nostra comunità abbia mai concepito. Lo spazio più democratico, libero e aperto che io conosca».
I fatti, i numeri
Signori e signore, ecco il teatro come lo progetta il sovrintendente Andrea Cigni, da un anno al timone del Lirico di Cagliari, «l’industria culturale più grande della Sardegna»: in potenza, almeno, perché «non può esserlo solo a parole, deve esserlo anche nei fatti». Forte delle sue esperienze precedenti – è stato sovrintendente e direttore artistico del teatro Ponchielli di Cremona, vanta un repertorio di numerose opere messe in scena in tutto il mondo, ha vinto nel 2015 il premio GbOscar per l’eccellenza della lirica italiana come miglior regista - il sovrintendente toscano (classe 1974) considera casa il palcoscenico. «Ci trascorro più tempo che nel mio salotto» ammette, senza rammarico, mentre delinea la rivoluzione in atto, iniziata lo scorso giugno. Quel “tutti“, che ripete con convinzione, lo declina per età: dai bambini ai vecchi; per abilità sensoriali: ciechi, sordi, con disabilità motorie o cognitive; per categoria: studenti, professionisti, lavoratori; per disponibilità economica: chi ne ha poca, abbastanza, molta. I numeri che cita (15.000 persone impegnate in attività di formazione, accessibilità e partecipazione culturale nei primi mesi del 2026) documentano i passi compiuti finora. Un buon ritmo, perché, al momento, deve stare dentro il suo mandato: cinque anni.






