Dopo il successo del suo primo tour teatrale “Salutava sempre” con 22 repliche esaurite, Alessandro Cattelan ritorna a calcare le tavole del palcoscenico e inaugura la nuova stagione del Teatro Colosseo con “Benvenuto nell’AI” il 30 settembre e il 1 ottobre alle 20,30 (date sold out). Rimanendo fedele alla formula del one man show, la sua ironia dissacrante continua a concentrarsi sui fenomeni che attraversano e scuotono dal profondo la nostra società, utilizzando sempre un punto di vista imprevedibile e capace di spiazzare il pubblico. Se in precedenza il conduttore televisivo, scrittore e attore aveva scelto di immedesimarsi in un uomo morto che immaginava il suo funerale e dall’aldilà poteva stigmatizzare da un osservatorio privilegiato i vizi e le virtù dei vivi, questa volta il tema riguarda una delle rivoluzioni in atto. È l’intelligenza artificiale la protagonista del nuovo spettacolo, accompagnata dal classico corollario di dilemmi che sta agitando il dibattito contemporaneo. In ogni campo fanno la loro comparsa incredibili possibilità e altrettanti rischi che toccano da vicino tanto il nostro presente quanto il nostro futuro. Nei prossimi anni grazie alle macchine scomparirà il lavoro come oggi lo intendiamo? Delegheremo all’AI la nostra capacità di scegliere e di immaginare? E soprattutto: a che prezzo? Questi interrogativi sono sulla bocca di tutti, ma il processo di trasformazione è probabilmente così veloce che pochi sono ancora in grado di valutarne l’esatta portata e i suoi effetti a lungo termine. Il benvenuto di Cattelan parafrasa volutamente la leggenda metropolitana degli Anni 80 secondo cui ad alcuni veniva fatta trovare la scritta col rossetto sullo specchio: “Benvenuto nell’Aids”. Ora invece è un’invenzione moderna a fare spesso paura e lo scenario carico di incertezze e al tempo stesso di promesse mirabolanti di una vita più comoda e senza sforzo che ne scaturisce, assume così molteplici valenze. Come un sogno di cui non si conosce la fine, da una parte esprime un giusto sentimento di positività nei confronti del progresso, ma dall’altra non può che essere una riflessione su quanto la tecnologia stia prendendo il sopravvento su di noi, in maniera incontrollata.