Sappiamo che è in corso il passaggio di consegne tra Stati Uniti ed Europa nella difesa dell’Ucraina. In sostanza, di questo hanno discusso ieri sera a Londra i leader di Regno Unito, Francia, Germania con Volodymyr Zelensky. È un’operazione politica ed economica difficile, perché ancora piena di rischi e di incognite. Come dimostra ciò che è accaduto mercoledì 3 giugno, nella prima e, a suo modo, storica riunione a Kiev tra l’organismo direttivo della Nato e Zelensky. Il Segretario generale dell’Alleanza Atlantica, Mark Rutte, ha fatto notare come, entro il 2026, i Paesi europei consegneranno aiuti militari per circa 42 miliardi di dollari agli ucraini. E gli Usa? Zero o quasi, se, come tutto lascia pensare, Donald Trump manterrà, da qui alla fine dell’anno, la linea di disimpegno che ha adottato da quando è arrivato alla Casa Bianca. Nella capitale ucraina, Scott Oudkirk, il vice ambasciatore americano presso la Nato, ha ripetuto, con un po’ più di eleganza, il teorema trumpiano, più o meno con queste parole: noi condanniamo i raid aerei dei russi sulle città ucraine, che sono la ragione per la quale questa guerra non finisce; gli Stati Uniti restano pronti a mediare tra le due parti, ma gli «alleati europei» dovrebbero comprare più armi americane da consegnare all’esercito ucraino. Come dire: non solo non regaliamo più niente, ma le nostre aziende ci devono guadagnare.