di
Elena Papa
Da Napoli e Sassari all’Europa, recupero di piazze e vie attorno alla domanda: di chi è lo spazio pubblico? Il Collettivo è nato nel 2010 tra le aule della facoltà di Architettura di Roma. A Napoli, il restauro del Quadrivio dove un'esplosione per una fuga di gas nel 1996 uccise 11 persone
C’è un momento preciso, nei cantieri di Orizzontale, in cui l’architettura smette di essere disegno su carta e diventa gesto politico. Non è quando si inaugura l’opera, ma quando un architetto porge un avvitatore a un abitante del quartiere. In quel passaggio il «vuoto» urbano inizia a riempirsi di vita. Nato nel 2010 tra le aule della facoltà di Architettura di Roma, il collettivo Orizzontale - oggi studio strutturato di sette professionisti - ha scelto di non chiudersi negli uffici. La loro storia è quella di una generazione che ha deciso di «scendere in strada» per rispondere a una domanda: di chi è lo spazio pubblico? «Il progetto architettonico - spiegano gli architetti - all’inizio è quasi un pretesto. L’obiettivo reale è costruire strutture di fiducia». L’inizio dieci anni fa nel quartiere Toscanini di Aprilia (Latina): «C’era una buca, una piazza mai costruita dopo il fallimento di una cooperativa. Per 20 anni gli abitanti l’hanno guardata da lontano».







