"Non sono più i tempi di Dario Fo, Pasolini o Gaber, provo imbarazzo per la mia categoria, c'è paura di parlare". E "l'evidente paura di non lavorare più". Massimiliano Gallo a tutto campo stamattina al Distretto Audiovisivo Campano all'ex Base Nato di Bagnoli, parole nette, chiare mentre l'artista annuncia le nuove riprese della serie a Salerno "Vincenzo Malinconico, avvocato d'insuccesso", tratta dai romanzi di Diego De Silva.
"Toccherà molto il tema della famiglia allargata", sottolinea. E Vincenzo De Luca per la quinta volta sindaco della città? "Mi piacerebbe averlo nella serie, vorrei averlo come attore nel ruolo di sindaco di Salerno. Mi piacerebbe avere questo regalo". Ironizza ma non troppo Gallo che senza sconti parla della categoria degli attori e dell'indifferenza degli artisti che ormai non prendono più posizione nel dibattito civile e non protestano più.
"Sono successe cose abbastanza gravi e nessuno ha mai detto niente. Siamo in un'epoca in cui abbiamo paura di tutto. Non si può dire "pace", non si può dire "Gaza", non si può dire "genocidio", non si può dire niente", commenta Gallo. E aggiunge l'attore: "Mi viene da pensare a quando c'erano i Dario Fo, Pasolini o un Gaber che ti faceva divertire, riempiva i teatri e parlava di politica, prendeva delle posizioni, raccontava delle cose".E ancora sul ruolo dell'artista Gallo, regista de "La salita", film candidato a tre Nastri d'Argento come miglior esordio alla regia, miglior sceneggiatura originale, firmata con Riccardo Brun e Mara Fondacaro, e miglior colonna sonora firmata da Enzo Avitabile, introdotto da Titta Fiore e Maurizio Gemma, rispettivamente presidente e direttore della Film Commission Regione Campania e Laura Delli Colli, presidente Sngci - Sindacato nazionale giornalisti cinematografici italiani che ha condotto ieri sera al San Carlo la cerimonia dei Nastri d'argento Grandi serie 2026: "Credo che l'artista abbia anche il compito, non dico il dovere, ma il compito di vedere le cose con un altro occhio. Eduardo scrive Napoli Milionaria! quando ancora stavano entrando gli alleati in Italia. Di solito una persona normale ci mette dieci anni per capire le brutture di una guerra. Un artista ci mette un attimo".







