"Sono molto imbarazzato per la mia categoria in questi ultimi anni. Sono successe cose abbastanza gravi e nessuno ha mai detto niente. Siamo in un'epoca in cui abbiamo paura di tutto. Non si può dire "pace", non si può dire "Gaza", non si può dire "genocidio", non si può dire niente". Cosi stamani Massimiliano Gallo nel Distretto campano dell'audiovisivo, ex base Nato di Bagnoli, racconta il suo disagio rispetto a una categoria, quella del cinema e degli artisti, che non protesta più.
"Mi viene da pensare a quando c'erano i Dario Fo, Pasolini o un Gaber che ti faceva divertire, riempiva i teatri e parlava di politica, prendeva delle posizioni, raccontava delle cose". E ancora l'attore regista: "Credo che l'artista abbia anche il compito, non dico il dovere, ma il compito di vedere le cose con un altro occhio. Eduardo scrive Napoli Milionaria! quando ancora stavano entrando gli alleati in Italia. Di solito una persona normale ci mette dieci anni per capire le brutture di una guerra. Un artista ci mette un attimo".
Meglio invece va a livello internazionale: "Ho visto tanti attori che si sono esposti e che probabilmente l'hanno anche pagata in prima persona. Ma questo non accade in Italia. Abbiamo un ministro che non parla con chi fa cinema, un cinema bloccato, e nessuno dice niente. Nessuno. Neanche i produttori. Ognuno è abituato a curare il proprio orticello. Se ti va bene, va bene; se non ti va bene, magari parlerai. Io non sono abituato a fare questo - sottolinea Gallo - Sono abituato a dire le cose che penso. Non ho mai frequentato salotti e ho sempre fatto la mia carriera. Non ho mai avuto problemi rispetto a questo". Perché secondo lei non c'è nessuna protesta? "Semplice c'è l'evidente paura di non lavorare più".









